Recensione | La fragilità degli angeli - Gigi Paoli | Giunti

La fragilità degli angeli - Gigi Paoli | Giunti
16.00€ | eBook 9.99€ | 256 pagine | Scheda del libro


«Benvenuto nella città dei pazzi, amico mio. Benvenuto a Firenze.»
Ci sono autori di cui aspetti ogni pubblicazione con tanto di conto alla rovescia, impaziente di ritrovare la scrittura, i protagonisti, le storie, che hai amato. Gigi Paoli è uno di quegli autori, e dopo Il rumore della pioggia e Il respiro delle anime, torna con un libro che eguaglia e supera i precedenti.
Questa volta Firenze è scossa da una tragedia che terrorizza la città: un bambino scomparso, una lettera anonima, un probabile serial killer che si aggira indisturbato tra la gente. Carlo Alberto Marchi, giornalista di cronaca giudiziaria, si occupa del caso e degli orrori che uno dopo l'altro emergeranno da una storia che sembra spiazzare gli inquirenti e lasciare tutti senza risposte.
Gigi Paoli torna con quello che indubbiamente si rivela il suo libro migliore, il più intenso. Se già con il romanzo precedente aveva dimostrato di sapersi superare, con questa terza pubblicazione conferma di essere sempre un passo avanti rispetto alle aspettative dei lettori. Ne La fragilità degli angeli ho ritrovato i consueti punti di forza, valorizzati da una componente emotiva ancora più accentuata rispetto alle storie precedenti. Lo scrittore conosce ogni piccola piega dei meccanismi che sottostanno ad un caso di cronaca nera, sa bene di cosa parla e tra le pagine ritroviamo ancora una volta tanto della sua vita e del suo lavoro, della difficoltà di conciliare la professione di giornalista e il ruolo di papà single di una figlia adolescente.
Mia figlia era ormai una teenager. Io, invece, solo un ostacolo fra la sua vita e quel mondo esterno da scoprire e abbracciare prima possibile. Avrei dovuto farmene una ragione. Forse.
Paoli ci conduce alla scoperta dei retroscena del giornalismo italiano, dove una congrua parte del lavoro consiste nel coltivare pubbliche relazioni con pm, avvocati, magistrati. I dettagli sono sicuramente ciò che differenziano i noir di Paoli da tanti altri gialli italiani. La verosimiglianza delle vicende narrate, arricchite dai particolari di un mondo che l'autore conosce a menadito, muovendosi nel suo habitat naturale e tra ingranaggi e procedure che padroneggia alla perfezione. Carlo Alberto Marchi e i personaggi che gli ruotano intorno risultano reali, veri, autentici.
Così come autentica risulta la sua vita privata, fatta di tutte quelle difficoltà che un genitore che si trova a crescere un figlio da solo ben conosce e che costituiscono un intermezzo perfetto tra le vicende di cronaca, infondendo quel tocco di leggerezza che dà respiro ad una narrazione serrata.
Come valore aggiunto rispetto ai libri precedenti ho trovato una storia toccante, forte, un coinvolgimento emotivo quasi inevitabile per una vicenda che - seppur fittizia - da madre mi ha messa a tratti in difficoltà, perché quando a soffrire sono i bambini tutto diventa più difficile da comprendere, come lo stesso protagonista riconosce.
Anche prima di avere accanto Donata, mi veniva il mal di stomaco quando dovevo occuparmi di brutte storie con i bambini come vittime. Ora quella sensazione si era moltiplicata, perché alle immagini che si creavano nella mia testa quando impattavo in vicende simili, inevitabilmente si sovrapponeva il volto di mia figlia. Un pensiero intollerabile.
Nonostante la trama lo consentisse, Paoli  si dimostra ancora una volta bravo a non strafare, si guarda bene dal trasformare il suo protagonista in un eroe, scegliendo di mantenerlo sempre un passo indietro rispetto alle indagini, lasciando il giusto spazio ad altri personaggi che assumono via via ruoli sempre più centrali. E credo che in fondo sia proprio questa sua aura di normalità a rendere Marchi un protagonista irresistibile, un uomo con tanti punti di forza ma anche parecchie debolezze pefettamente umane. E poi l'ironia, la meravigliosa ironia che lo scrittore è così bravo ad usare e dosare, quella qualità che non si può simulare, nella vita come sulla carta, perché o la si possiede o non la si ha.
Un libro che tiene incollati alle pagine, che ci svela ancora una volta il lato oscuro e nascosto di una delle più belle città italiane, avvolta nell'atmosfera di un insolito autunno. Un noir coinvolgente che conferma il talento di un autore che ci sa fare con le parole, che sa rapire e sorprendere, e che lascia come sempre un unico rammarico, quello di finire troppo in fretta.


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