Recensione | Dai tuoi occhi solamente - Francesca Diotallevi | Neri Pozza

 Dai tuoi occhi solamente - Francesca Diotallevi | Neri Pozza
16.50€ | eBook 9.99€ | 208 pagine | Scheda del libro

New York - 1954. Vivian Maier ha ventotto anni quando inizia a lavorare come bambinaia presso la famiglia Warren, una coppia con due bambini e un terzo in arrivo. Ad accoglierla è Clelia, che dietro un atteggiamento gioviale e un trucco curato cela un turbamento che Vivian non fatica a cogliere. Il marito, Frank, è uno scrittore in crisi creativa, che trascorre nel suo studio la maggior parte del tempo. Una nuova famiglia e una nuova casa per Vivian che attraversa le vite altrui senza mai davvero farne parte, senza appartenere a nessun luogo. È quello che del resto fa con la sua Rolleiflex, la macchina fotografica che tiene sempre appesa al collo e con la quale cattura le esistenze altrui, si appropria di attimi fugaci con i quali colma, per alcuni istanti, la sua solitudine. Eppure, inaspettatamente, Vivian scoprirà di non essere invisibile, scoprirà che qualcuno è in grado di vederla, di vedere la sua anima sepolta sotto gli strati di diffidenza, chiusura e paura che la separano dagli altri.
Lei non esisteva, non era mai esistita. Le persone non ricordavano il suo volto, il suo nome non era mai lo stesso. Solo nello scatto viveva, diventava reale, per poi tornare a essere l’invisibile creatura a cui nessuno rivolgeva una seconda occhiata.
Due anni fa mi sono imbattuta per caso in un articolo che parlava di Vivian Maier, della tata fotografa divenuta celebre dopo la sua morte. Leggendo la sua storia e guardando le sue fotografie mi sono chiesta come potessero convivere un'anima tanto fragile e delle immagini così potenti. Un contrasto che mi ha affascinata fin da subito, spingendomi a ricercare ulteriori notizie su questa donna così  sfuggente da scattare oltre centomila fotografie senza svilupparle, un'ombra che diveniva reale solo vista attraverso la lente della sua Rolleiflex.
Non tutte le storie sono storie d'amore, non tutte le storie hanno lieto fine. La mia è la storia di chi ha vissuto attraverso le storie degli altri, di chi ha visto tutto senza mai essere vista. La mia è la storia di un'ombra.
Per questo quando ho saputo che una delle autrici italiane che più amo aveva scritto un libro incentrato su di lei, ho avuto l'immediata certezza che avrei conosciuto la Vivian a cui anelavo, che l'avrei scoperta nel suo lato più intimo e umano.
L'impresa era tutt'altro che semplice, le notizie sulla Maier sono poche e frammentarie, ma Francesca Diotallevi ha saputo compensare la carenza di informazioni con le qualità che la contraddistinguono e la rendono ai miei occhi una delle scrittrici più talentuose del panorama italiano: una grande sensibilità, l'attenzione per i dettagli e la capacità di decifrare e tradurre in parole le emozioni umane, doti che unite ad una scrittura evocativa e vibrante danno vita ad un'opera che conquista e commuove.
L'autrice riesce a colmare egregiamente gli spazi vuoti, paradossalmente proprio quelli che Vivian temeva, Vivian che riempiva le sue stanze di pile e pile di giornali, quasi a volersi proteggere, a voler creare un'ulteriore barriera tra sè e gli altri, un muro che potesse difenderla da un mondo che percepiva come minaccioso. Pagina dopo pagina, quella che si rivela a noi non è solo una fotografa dal talento innato, ma soprattutto una donna dalla personalità fragile e complessa. Utilizzando l'alternanza di piani temporali, Francesca ci conduce alla scoperta della sua infanzia e della sua giovinezza, riportando alla luce le ferite che l'hanno trasformata in una donna apparentemente dura, distaccata e intransigente, incapace di sorridere, incapace di apprezzare se stessa e la sua geniale attitudine. Del resto è quasi impossibile imparare a volersi bene, a riconoscere il proprio valore, a sapersi amare e perdonare, se da bambina non hai ricevuto un abbraccio che potesse contenere le paure, se non hai mai sperimentato la rassicurante sensazione di sentirti accolta, protetta, amata. Il rapporto conflittuale con la madre, il dramma di un'infanzia non tutelata, ci permettono di vedere Vivian in modo sempre più nitido, quasi come in una delle sue fotografie che gradualmente passa dall'ombra alla luce, consentendoci di scoprire le sfumature di un'anima tormentata.
Il passato non si dimentica, ha radici inestirpabili che si intrecciano al presente, definisce ciò che siamo, o ciò che siamo diventati. 
E così anche le sue foto - forti, comunicative, intime, pungenti - assumono una luce nuova, mentre i suoi riflessi che si riverberano nelle vetrine dei negozi e negli specchi, convergono in un solo volto, quello di una donna segnata dal dolore e dall'assenza di amore, di una donna che ha trascorso l'esistenza a fuggire dai suoi fantasmi, a cercare un posto nel mondo senza trovarlo, di una donna che cattura la sua ombra quasi seguendo un disperato bisogno di autoaffermazione, quasi a voler ricordare persino a se stessa di esistere.
La fotografia è per Vivian un'esigenza interiore, uno strumento per definire se stessa, è arte nella forma più pura del termine. E l'arte è la seconda grande protagonista del romanzo: arte come dono e condanna, arte come necessità, come cura e salvezza, come unica strada percorribile, l'arte che ti sceglie e non ti lascia scelta, se non quella di creare per non morire.
È così che sopravvivono quelli come noi, Vivian. Trovano un mezzo per dare voce a qualcosa che, altrimenti, li ucciderebbe. 
Vivian e le sue crepe, le sue pene, le sue storture, mi sono entrate dentro come non succeveda da un po'. Mi sono sentita emotivamente vicina a questa donna, ritrovandomi nei suoi vissuti dolorosi, nella sua ritrosia, nell'incapacità di dare valore a se stessa, e avvertendo le sue cicatrici, le frustrazioni, le angosce, ad ogni pagina un po' più mie.
Un libro splendido, toccante, poetico, dove l'arte si fonde a sentimenti più intimi, alla solitudine, alla perdita, all'amore. Una storia che per duecento pagine o poco più vi regalerà il privilegio di attraversare una vita straordinaria, di guardare il mondo con gli occhi di una donna che aveva uno sguardo speciale, lo sguardo di chi sa vedere l'invisibile.
Tu hai gli occhi che io avrei voluto avere, Viv.



Ringrazio Alessandro Vinci per aver realizzato la bellissima fotografia presente in questo articolo. Per conoscere il suo lavoro e visionare i suoi scatti vi invito a visitare il sito:

Commenti

  1. Che bella oto, che bella recensione, che bel romanzo. Bravissime tu e Francesca. :)

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    1. Graziee Michele ♥ La foto piace tanto anche a me e che dire di Francesca? Una garanzia. Un abbraccio!

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  2. Complimenti per la recensione! Quando un libro piace le parole per descriverlo non bastano mai! Sicuramente lo leggerò!

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    1. grazie Rosa! sono certa che ti farà battere il cuore :)

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  3. Ho letto da poco questo romanzo, splendido. E la tua recensione..mi ha commossa. Bravissima.

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    1. grazie, Tessa ♥ un libro che mi è entrato dentro...un abbraccio!

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  4. Questa è una signora Recensione. Scrivi poco, ma quando lo fai lasci il segno! Bravissima.

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