Recensione | Nostalgia del sangue - Dario Correnti | Giunti


Buongiorno lettori, felice venerdì! Oggi ritorno da voi con un libro che non potete proprio perdere se, come me, siete amanti del genere. Parlo di Nostalgia del sangue, ultimo thriller nato in casa Giunti che con Dario Correnti (pseudonimo che cela l'identità di due scrittori sconosciuti) ha fatto un altro centro. Dopo Gigi Paoli, autore di due noir che ho amato e consigliato molto, abbiamo infatti un altro esordio che convince e stupisce. 
La storia prende il via da un cruento omicidio: una giovane donna viene rinvenuta cadavere in un campo, in un'anonima provincia del nord Italia. Le sono state asportate le viscere e l'assassino ha strappato con un morso una parte di polpaccio. Marco Besana, giornalista di cronaca nera di una nota testata giornalistica, è a caccia di notizie sull'accaduto. Ma sarà una stagista, Ilaria Piatti, a interpretare l'omicidio nella chiave di lettura esatta: il modus operandi dell'assassino, infatti, è in tutto e per tutto simile a quello di Vincenzo Verzeni, primo serial killer italiano. È quindi probabile che quello sia solo il primo di una catena di spaventosi omicidi. Inizia così la collaborazione tra il navigato giornalista e la giovane stagista che, articolo dopo articolo, intervista dopo intervista, li porterà a scoprire l'identità dell'uomo che sta seminando il terrore nella provincia lombarda.
Da dove iniziare a parlarvi di questo libro?
Partirò da una considerazione strettamente personale: il libro conta 544 pagine e l'ho praticamente divorato in due notti (in mezzo una pausa forzata che mi ha tenuto lontana dalla lettura per qualche giorno). I personaggi sono descritti e animati in modo magistrale, realistico e assolutamente coerente. Besana, cinquantotto anni e un'onorata carriera da cronista di nera alle spalle, è in una fase della sua vita che mette in discussione tutte le sue certezze. Sua moglie l'ha lasciato, il rapporto con il figlio è fatto di tensioni e incomprensioni e, come se non bastasse, anche il lavoro, nel quale ha investito ogni sua energia, sembra avergli voltato le spalle, con una minaccia di prepensionamento all'orizzonte. Uno che non le manda a dire, Marco Besana. Brusco, diretto, apparentemente cinico e disincantato, ma anche generoso, simpatico e brillante.
Ilaria, invece, è un'aspirante giornalista, con le domande e i dubbi che i suoi ventisei anni impongono, e un buco nero nel passato che più volte ha rischiato di inghiottirla. Insicura e poco attenta al suo aspetto, mi sono spesso identificata nel suo essere spontanea ed ironica, troppo poco costruita per riuscire a difendersi dalla brutalità del mondo circostante.
Non sa ancora rapportarsi con certi abissi. Il problema è che non riesce a immaginarli, quindi nella sua testa si crea come un vuoto. E lei, in quel vuoto, si sente sospesa. Non è mica facile immaginare il male, dargli una concretezza. Forse è l'istinto di conservazione, forse è una difesa: il male tende a risultare irreale, dunque lontano. Anche a chi ci sta dentro.
Una coppia bizzarra e apparentemente male assortita che pagina dopo pagina andrà invece ad incastrarsi in un ingranaggio sempre più fluido ed oliato, guadagnanosi l'affetto del lettore.
Il contesto, la provincia lombarda fatta di campagne sempre uguali, capannoni industriali, centri commerciali con sale slot e la fredda indifferenza mascherata da riservatezza, è a tutti gli effetti un personaggio della storia, che collocherei addirittura tra i protagonisti.
Perché certi orrori possono maturare solo in posti così. In posti dove pochi metri separano un gregge di pecore da un centro commerciale con sala slot. E poi lo chiamano destino.
I dettagli assolutamente credibili e incastonati alla perfezione nella trama, completano un libro che non si fa dimenticare. Gli autori dimostrano grande competenza in ambito giornalistico: l'ambiente, le procedure, l'evoluzione che il mestiere ha subito negli ultimi decenni, ma anche i retroscena, il lato buio e meschino della cronaca.
A inframezzare l'escalation di violenza e la tensione delle indagini, le pause pranzo dei protagonisti, le cene e gli aperitivi in cui il cibo diventa protagonista, come a ricordarci che la bella Italia è anche questo. Un'attenzione per la gastronomia che ha stuzzicato la mia fantasia e - strappandomi un sorriso - mi ha fatto immaginare i due autori come un giornalista di cronaca nera ed un foodblogger. 
Il ritmo narrativo è sempre alto, capitoli brevi e svolte ben dosate che accelerano lo scorrere delle pagine. Nella storia principale si innestano altre storie, quelle delle vittime e di coloro che si vedono coinvolti nelle indagini a diversi livelli, digressioni che non appesantiscono la narrazione ma, al contrario, le conferiscono maggiore respiro. Così come le tante notizie reali presenti nel testo contribuiscono a mantenere alta l'attenzione del lettore: riferimenti a studi di psicologia, genetica, criminologia, fatti di cronaca, non fanno altro che rendere il tutto ancora più credibile.
Un thriller denso: di vicende, emozioni, storie, personaggi, notizie, colpi di scena, vita. Un libro che per tutti questi motivi non posso far altro che consigliarvi, sperando che nel frattempo gli autori stiano lavorando ad una nuova indagine, perché sono certa che questi protagonisti hanno ancora tanto da raccontarci.



Commenti

  1. Non mi ispiarava, ma dopo oggi... :)

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  2. io amo tanto il genere thriller ma questo autore non l'ho mai letto e con la tua recensione mi hai fatto venire voglia di passare in libreria e immergermi nella lettura .
    Ti saluto
    Elisa

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    1. E' il suo primo libro, Elisa! Vedrai che non ti deluderà :)

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  3. Di solito i romanzi scritti a quattro mani mi respingono sempre un po', ma la tua recensione è così bella che mi sa che ci faccio un pensierino!

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    1. Tienilo in considerazione, Nadia! :) Un abbraccio

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